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Fanfara sezionale
La storia
Nell'anno 1932, con l'interessamento del presidente della Sezione, il gen. C.A Federico Ferretti viene costituita la prima fanfara sezionale formata da alpini in congedo di vari Gruppi sotto la direzione del maestro Luigi Girotti di Bussoleno. Questo gruppo raggiunse il numero di 70 unità raccogliendo consensi ovunque e partecipando ad Adunate nazionali e sezionali
Nel periodo post-bellico dal 1945 al 1953, la Sezione non ebbe alcun Presidente e fu gestita collegialmente dal consiglio che si prodigò a ridar vita alla fanfara sezionale, affidando l'incarico al consigliere Luigi Pagliarello con la collaborazione del maestro Rinaldo Vair. Nonostante l'impegno profuso i risultati non furono confortanti. Il maestro Vair, con competenza e statura musicale, dopo molte difficoltà e diffidenza, riuscì a coinvolgere di volta in volta, un gruppo di musicanti alpini della valle e traghettarli di adunata in adunata sino alla metà degli anni '70. E fu allora che l'alpino Fiorenzo Combetto si rivolse all'allora presidente Badò per esporgli e sollecitare l'appoggio della Sezione all'iniziativa di ripristino della fanfara, ripristino deliberato nel giugno 1975.
Venne chiamato alla direzione artistica il maestro Silvio Rossero che con passione e vigore portò il corpo bandistico ad un livello musicale ammirevole culminato nella prima esibizione nell'aprile 1977 a Sant'Antonino in occasione del 50° anniversario di fondazione del Gruppo seguita dall'Adunata nazionale di Torino. Ricorda Attilio Joannas su "Lo Scarpone Valsusino": ma come si poteva non essere meravigliosi e fieri preceduti ed accompagnati dalla nostra rinata fanfara forte di 40 elementi...". In seguito alla immatura morte del maestro Rossero seguì la direzione del maestro Pietro Marzo di Venaus e successivamente quella del maestro Danilo Bellando.
La fanfara Val Susa come espressione culturale locale, svolge la sua attività continuando a presenziare con buon successo alle manifestazioni dei Gruppi nonché alle Adunate nazionali e su questa strada deve andare avanti, coinvolgendo giovani e meno giovani